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16 Settembre 2025

Settore ceramico tra tradizione e innovazione: l’impegno dell’industria ceramica italiana per garantire la sostenibilità del prodotto ceramico e favorire il rilancio competitivo del settore.

Sistemi Formativi Confindustria, nell’ambito del progetto IN.S.E.T. (Industrial Symbiosis capacity building for Enterprises and related actors through a disruptive, digital and pragmatic Training and awareness approach), guidato dall’Università di Strasburgo, ha intervistato Simone Mosconi, Responsabile per i Sistemi di Gestione e l’Area Salute e Sicurezza sul lavoro di Confindustria Ceramica, per valutare se la Simbiosi Industriale rappresenti una leva concreta di competitività per il cluster produttivo ceramico.
L’indagine ha evidenziato benefici tangibili che l’adozione di pratiche di Simbiosi Industriale può offrire alle imprese, in particolare:
• innovazione di processo e di prodotto;
• rafforzamento della competitività aziendale;
• implementazione di modelli di sviluppo sostenibile.

IN.S.E.T. è un progetto europeo che mira a raggiungere tre principali obiettivi:
1. Sensibilizzare e informare il sistema produttivo e gli attori di governance territoriale circa le opportunità di attivare iniziative intra e inter aziendali di Simbiosi Industriale, come modello di cambiamento concreto del business model produttivo.
2. Sviluppare la capacità di attivare, gestire e far crescere un network di attori locali, per mantenere stabile nel tempo il principio della Simbiosi Industriale nelle collaborazioni tra imprese.
3. Delineare policy brief per sostenere in maniera duratura l’impegno di tutti gli attori dell’economia territoriale verso modelli di produzione che privilegiano l’utilizzo continuo delle risorse attraverso il riciclo dei sottoprodotti.

Con queste azioni, IN.S.E.T. si propone di consolidare la Simbiosi Industriale come strumento operativo per un’industria più competitiva, innovativa e sostenibile.

Settore ceramico tra tradizione e innovazione: l’impegno dell’industria ceramica italiana per garantire la sostenibilità del prodotto ceramico e favorire il rilancio competitivo del settore.
Il cluster del settore ceramico in Emilia Romagna è un esempio concreto di applicazione della Simbiosi Industriale per consentire al sistema territoriale di restare competitivo, ottimizzando l’uso dei materiali e dei sottoprodotti. Confindustria Ceramica ha affiancato negli anni il graduale cambiamento dei sistemi produttivi che hanno portato le imprese ceramiche ad aderire ad un modello di business virtuoso, competitivo e sostenibile.


INTERVISTA

Conf Ceramica Mosconi Simone


1) Può descriverci il cluster della ceramica in Emilia Romagna, e l’impegno negli anni di Confindustria Ceramica per sostenere un cambiamento verso la sostenibilità dei sistemi produttivi?


Il territorio dell’Emilia-Romagna, ed in particolare delle province di Modena e Reggio Emilia è caratterizzato dalla produzione di piastrelle ceramiche. A Sassuolo, nel cuore del “Distretto ceramico”, ha sede Confindustria Ceramica l’Associazione nazionale che rappresenta in Italia, in Europa e nel Mondo, i produttori di piastrelle di ceramica, laterizi, refrattari, sanitari, stoviglie e ceramica tecnica.
Nel distretto la produzione ceramica ha avuto avvio fin dal 1700 e, favorita da una combinazione di fattori positivi (presenza di materie prime, disponibilità di acqua, cultura artigianale, capitali dall'agricoltura, e sistema di infrastrutture) si è sviluppato fino ai giorni nostri. Nel corso degli anni, anche grazie alla presenza sul territorio dei fornitori di tecnologia ceramica e di ACIMAC, l’Associazione dei Costruttori Italiani di Macchine e Attrezzature per Ceramica, le innovazioni tecnologiche hanno permesso alle industrie ceramiche un incremento ed efficientamento dei processi produttivi.


Confindustria Ceramica ha promosso e promuove iniziative per favorire la crescita e il progresso delle industrie ceramiche. Le fattive attività di collaborazione con le AUSL e le Associazioni delle imprese e le Organizzazioni Sindacali, adottate dal Settore ceramico già da parecchi anni, così come la collaborazione con Enti di ricerca e con le aziende associate ha portato alla pubblicazione di studi e di Linee Guida che hanno consentito di migliorare la sostenibilità del processo produttivo e del prodotto ceramico garantendo, al contempo, la tutela della salute e sicurezza dei propri lavoratori.


Già a partire dal 2016 l’Associazione ha sostenuto e promosso l’elaborazione dell’Environmental Product Declaration (EPD) settoriale per certificare ed esprimere le performance ambientali della Ceramica Italiana. Nel corso del 2024 L’EPD settoriale, basata su uno studio LCA (analisi dell’intero ciclo di vita) che ha preso a riferimento i dati ambientali di 87 siti produttivi di aziende (associate a Confindustria Ceramica) che rappresentano oltre l’82% della produzione italiana, è stata aggiornata.


All’inizio del 2025 Confindustria Ceramica ha, inoltre, lanciato la nuova campagna di “Ceramic of Italy” che ruota intorno al concetto di responsabilità: un valore che da anni contraddistingue i produttori italiani di ceramica con azioni mirate alla riduzione dell’impatto ambientale, ad un ciclo produttivo sostenibile, ed alla tutela della sicurezza e del benessere dei dipendenti.
Non da ultimo è importante sottolineare anche il contributo apportato da Ceramicolor, l'Associazione Nazionale Colorifici Ceramici e Produttori di Ossidi Metallici, alla quale aderiscono imprese italiane e multinazionali produttrici di fritte, smalti, coloranti e ausiliari per ceramica, pigmenti inorganici ed ossidi metallici.
La presenza nel distretto di realtà industriali a servizio della ceramica ha contribuito alla crescita e allo sviluppo del distretto e all’efficientamento del processo produttivo con benefici sociali, economici e ambientali a vantaggio anche della collettività.

2) In che modo la Simbiosi industriale impatta sul ciclo produttivo della ceramica?


Nel corso degli anni una visione strategica aziendale, favorita anche da Confindustria Ceramica e dalla presenza nel distretto ceramico dell’Associazione dei Costruttori Italiani di Macchine e Attrezzature per Ceramica e dalla collaborazione con l'Associazione Nazionale dei Colorifici Ceramici e dei Produttori di Ossidi Metallici ha permesso una gestione attenta e ottimizzata del processo produttivo.
Il settore delle piastrelle ceramiche rinveste mediamente l’ 8 ÷ 10 % del fatturato in ricerca e sviluppo riflettendo la forte propensione all'innovazione. Gli investimenti si concentrano soprattutto su sostenibilità e automazione per ridurre l'impatto ambientale e migliorare l'efficienza produttiva.


Già da parecchi anni le aziende ceramiche hanno adottato logiche tipiche dei sistemi a “ciclo chiuso” e dell’economia circolare favorendo il recupero e riutilizzo degli scarti/rifiuti e dei sottoprodotti. In quest’ottica vanno il recupero e riutilizzo delle acque di processo e dei fanghi ceramici, dei fumi caldi generati nei forni per la cottura del prodotto, delle piastrelle “crude” (semilavorato in attesa di cottura) e “cotte” e delle polveri generate nelle operazioni di taglio, squadratura e rettifica del prodotto ceramico; prodotti che sono recuperati internamente o venduti ad aziende del distretto per essere riinseriti nei propri processi produttivi.


Inoltre, nelle aziende ceramiche a “ciclo completo” viene prodotto il cosiddetto “atomizzato” (una polvere fine ideale per la pressatura e la formatura delle piastrelle) che è utilizzato internamente e/o distribuita/venduto ad altre aziende a “ciclo parziale” ove la produzione parte dalla fase di pressatura dell’atomizzato.


Il processo produttivo delle piastrelle in gres porcellanato si mantiene pressoché uniforme in tutte le 122 realtà produttive rappresentate da Confindustria Ceramica (l’85,46% della produzione di piastrelle ceramica è concentrata nelle provincie di Modena e Reggio Emilia ed oltre in 94% nella Regione Emilia-Romagna - dati aggiornati al 2024) che danno impiego ad oltre 18.000 lavoratori diretti.
Nel distretto ceramico la Simbiosi Industriale è una strategia, applicata già da parecchi anni, che ha visto coinvolti i produttori ceramici, i fornitori della tecnologia e i fornitori delle materie prime e le rispettive Associazioni di categoria che ha consentito la valorizzazione del prodotto ceramico creando un'economia circolare e più competitiva.


3) Secondo Lei, quanto è necessario sostenere le logiche di Simbiosi Industriale nei sistemi produttivi? Ha un futuro la Simbiosi Industriale per l’economia locale? Da qui a tre anni, come valuta l’andamento della gestione dei sottoprodotti, potrà incrementare o registrare un rallentamento? Quali ulteriori ambiti di applicazione della Simbiosi Industriale potrebbero essere esplorati (ad es. recupero degli inerti dalle costruzioni per rigenerarli e/o reinserirli nei sistemi di produzione…)


Le iniziative individuate dall’Unione Europea all’interno del Green Deal richiedono una crescente attenzione e una strategia aziendale sempre più orientata verso l’economia circolare. Nel corso degli anni la ceramica italiana ha fatto importanti passi in avanti per ottimizzare ed efficientare il processo produttivo. Nel prossimo futuro le esigenze di contenere gli sprechi valorizzando i sottoprodotti, provenienti anche da altri settori, saranno una sfida che riguarderà tutto il contesto produttivo europeo.


Ai risultati ad oggi raggiunti hanno contribuito anche le politiche di sviluppo sostenibile individuate dalla Regione Emilia-Romagna che, fin dal 2015 con la Legge Regionale n. 16, ha individuato obiettivi per la riduzione dei rifiuti promuovendo l’attivazione di un coordinamento per definire, per talune tipologie di settori, le tipologie di sottoprodotti generate nel processo produttivo. In quello ceramico sono state determinate quattro tipologie di sottoprodotti: polveri e impasti da ceramica cruda, polveri da ceramica cotta, formati (integri o frammenti) ceramici crudi e formati (integri o frammenti) ceramici cotti; ciò ha contribuito a raggiungere un recupero di circa 25.000 tonnellate dei sottoprodotti individuati per il settore ogni anno. Nel processo ceramico sono inoltre già recuperati, con volumi ancora limitati, materiali provenienti dalle campane per la raccolta differenziata del vetro e, un’azienda in particolare, sta recuperando materiali cotti provenienti dall’industria dei sanitari dal distretto di Civita Castellana.

In questo senso la ceramica italiana già guarda al futuro. Attraverso le attività di ricerca svolte dal Centro Ceramico (Centro di Ricerca e Sperimentazione per l’Industria Ceramica fondato nel 1976 e gestito da un Consorzio Universitario i cui partner sono L’Università di Bologna, Confindustria Ceramica e l’Associazione Nazionale Cooperative di Produzione di Lavoro e Servizi) sono in corso progetti di ricerca regionali, nazionali ed europei per studiare nuove composizioni e nuovi impasti per i prodotti ceramici; obiettivo è valutare la possibilità di integrare fra le materie prime ceramiche una quota sempre crescente di materiali di riciclo.


Recenti studi svolti in collaborazione con UNIMORE e UNIBO, e promossi da Confindustria Ceramica, hanno evidenziato la versatilità del prodotto ceramico che si presta all’utilizzo di un’ampia gamma di materie prime; durante la cottura (superiore a 1200° C) i minerali impiegati fondono permettendo il consolidamento del materiale e la formazione di una struttura solida. Sono tuttavia necessarie ulteriori verifiche e studi per valutare e comprendere le proprietà e le caratteristiche fisiche, chimiche e meccaniche dei nuovi impasti e valutare il rispetto delle normative di prodotto oltre all’eventuale realizzabilità su larga scala a livello industriale.


4) Secondo Lei, quali possono essere le principali barriere e quali le opportunità per l’ulteriore sviluppo della IS nel settore? Cosa occorre fare per sfruttare le opportunità? Cosa per superare le barriere?


Seppur sempre più attuale il tema della Simbiosi Industriale non è ancora entrato completamente nelle logiche di gestione aziendali; in alcune grandi realtà e in alcuni distretti le esigenze produttive hanno favorito lo sviluppo di sinergie e scambi di risorse fra imprese.
La mancanza di consapevolezza dell’argomento, la scarsa conoscenza reciproca delle esigenze di altre realtà produttive, comprese le paure di dover modificare e stravolgere i propri processi produttivi per favorire lo scambio di “scarti“ (risorse) fra imprese, rappresentano barriere allo sviluppo della Simbiosi Industriale. A queste si aggiungono le complessità burocratiche legate al necessario coinvolgimento di molteplici attori (aziende, enti pubblici, università) che richiedono tempi, rispetto di procedure e normative preesistenti, non sempre compatibili con le esigenze produttive.


Le opportunità che possono derivare dalla Simbiosi Industriale includono, in prima battuta, la possibilità di ottenere “ricavi” dalla valorizzazione degli scarti prodotti con una riduzione dei costi di smaltimento dei rifiuti generati. Una riorganizzazione del processo produttivo può inoltre portare ad un miglioramento ed efficientamento delle risorse impiegate con conseguenti impatti positivi in termini di competitività aziendale e benefici ambientali a vantaggio della collettività. Non sono infine da sottovalutare le positive ricadute verso l’esterno; l’impegno aziendale verso pratiche sostenibili può portare ad un miglioramento della visione dell’azienda all’esterno rafforzando la propria immagine sul mercato, aumentando la fiducia dei clienti, dei fornitori e degli stakeholder e facilitando l'accesso a nuovi mercati e clienti.


Per sfruttare al meglio le opportunità offerta dalla Simbiosi Industriale è fondamentale promuovere una visione consapevole della gestione aziendale; è inoltre, tuttavia, necessario favorire e implementare reti di incontro, anche virtuali, tra aziende che incoraggino la “domanda e l’offerta” dei prodotti di “scarto” richiesti/offerti.


È inoltre necessario sviluppare un insieme strutturato di regole chiare e precise che definiscano le prassi da seguire per uno scambio consapevole e per l’applicazione pratica degli obiettivi della Simbiosi Industriale.
È anche indispensabile superare, semplificandoli, gli ostacoli normativi e burocratici, individuare fonti di sostentamento alle imprese nelle prime fasi di implementazione, così come promuovere la formazione e la sensibilizzazione in materia favorendo un cambio culturale che veda il recupero come un investimento e non come una spesa.


Nel settore ceramico le necessità intrinseche di limitare i consumi e gli sprechi (energia, gas, acqua, materie prime) per garantire la competitività del prodotto hanno favorito l’adozione, già da parecchi anni, delle logiche tipiche della Simbiosi Industriale creando un'economia circolare e più competitiva con benefici sociali, economici e ambientali anche a vantaggio della collettività.


5) Può descriverci un caso esemplare di applicazione della IS nel settore della ceramica, che ha generato un miglioramento aziendale, una collaborazione tra aziende, e un impatto sull’economia locale?


Il Distretto Ceramico rappresenta un esempio concreto di come la Simbiosi Industriale possa trasformare il concetto di "rifiuto" in una risorsa, promuovendo la sostenibilità e creando un'economia locale più efficiente e competitiva.
Nel Distretto ceramico le aziende hanno avviato sistemi di recupero e valorizzazione degli scarti di produzione e delle acque di processo, generando un circolo virtuoso che consente di ridurre i costi, creare nuove opportunità di business, promuovere la sostenibilità e rafforzare l'economia locale attraverso la condivisione di risorse e la creazione di una filiera più efficiente.


Gli sfridi e gli scarti di prodotto “crudo” o “cotto” generati dalle aziende ceramiche invece di essere smaltiti come rifiuti sono recuperati all’interno delle aziende ceramiche del distretto (nel 2024 l’11,2% del fabbisogno di materie prime è stato coperto con l’utilizzo di materiale riciclato). Le acque di processo sono recuperate e riciclate attraverso sistemi di depurazione e ri-immesse nel ciclo produttivo senza essere scaricate in rete (nel 2024 il 48% del fabbisogno idrico è stato coperto da acque reflue). Alcuni sottoprodotti solidi, come i fanghi di filtrazione, vengono recuperati e utilizzati come materie prime seconde in altri contesti produttivi ceramici o di altre industrie.
La simbiosi ha, inoltre, creato opportunità di business per le aziende che si sono specializzate nel recupero, trattamento e rivendita di questi sottoprodotti contribuendo alla crescita economica del territorio. La riduzione dei rifiuti e l'uso efficiente delle risorse hanno contribuito a rendere il Distretto più sostenibile, migliorando la sua reputazione e attrattività.


Un’estensione del concetto di Simbiosi Industriale, non meno importante della precedente, è rappresentata dal modello collaborativo che si è sviluppato nel Distretto da oltre 20 anni; la prassi consolidata di condividere Protocolli di Intesa fra Confindustria Ceramica, la Regione Emilia-Romagna, ACIMAC e le Organizzazioni Sindacali ha permesso l’implementazione di strategie di prevenzione per contenere e contrastare il fenomeno infortunistico nel settore e garantire un’applicazione pratica della normativa in materia e un equilibrio fra tutela della salute e sicurezza e competitività aziendale.

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16 Settembre 2025

Settore ceramico tra tradizione e innovazione: l’impegno dell’industria ceramica italiana per garantire la sostenibilità del prodotto ceramico e favorire il rilancio competitivo del settore.

Sistemi Formativi Confindustria, nell’ambito del progetto IN.S.E.T. (Industrial Symbiosis capacity building for Enterprises and related actors through a disruptive, digital and pragmatic Training and awareness approach), guidato dall’Università di Strasburgo, ha intervistato Simone Mosconi, Responsabile per i Sistemi di Gestione e l’Area Salute e Sicurezza sul lavoro di Confindustria Ceramica, per valutare se la Simbiosi Industriale rappresenti una leva concreta di competitività per il cluster produttivo ceramico.
L’indagine ha evidenziato benefici tangibili che l’adozione di pratiche di Simbiosi Industriale può offrire alle imprese, in particolare:
• innovazione di processo e di prodotto;
• rafforzamento della competitività aziendale;
• implementazione di modelli di sviluppo sostenibile.

IN.S.E.T. è un progetto europeo che mira a raggiungere tre principali obiettivi:
1. Sensibilizzare e informare il sistema produttivo e gli attori di governance territoriale circa le opportunità di attivare iniziative intra e inter aziendali di Simbiosi Industriale, come modello di cambiamento concreto del business model produttivo.
2. Sviluppare la capacità di attivare, gestire e far crescere un network di attori locali, per mantenere stabile nel tempo il principio della Simbiosi Industriale nelle collaborazioni tra imprese.
3. Delineare policy brief per sostenere in maniera duratura l’impegno di tutti gli attori dell’economia territoriale verso modelli di produzione che privilegiano l’utilizzo continuo delle risorse attraverso il riciclo dei sottoprodotti.

Con queste azioni, IN.S.E.T. si propone di consolidare la Simbiosi Industriale come strumento operativo per un’industria più competitiva, innovativa e sostenibile.

Settore ceramico tra tradizione e innovazione: l’impegno dell’industria ceramica italiana per garantire la sostenibilità del prodotto ceramico e favorire il rilancio competitivo del settore.
Il cluster del settore ceramico in Emilia Romagna è un esempio concreto di applicazione della Simbiosi Industriale per consentire al sistema territoriale di restare competitivo, ottimizzando l’uso dei materiali e dei sottoprodotti. Confindustria Ceramica ha affiancato negli anni il graduale cambiamento dei sistemi produttivi che hanno portato le imprese ceramiche ad aderire ad un modello di business virtuoso, competitivo e sostenibile.


INTERVISTA

Conf Ceramica Mosconi Simone


1) Può descriverci il cluster della ceramica in Emilia Romagna, e l’impegno negli anni di Confindustria Ceramica per sostenere un cambiamento verso la sostenibilità dei sistemi produttivi?


Il territorio dell’Emilia-Romagna, ed in particolare delle province di Modena e Reggio Emilia è caratterizzato dalla produzione di piastrelle ceramiche. A Sassuolo, nel cuore del “Distretto ceramico”, ha sede Confindustria Ceramica l’Associazione nazionale che rappresenta in Italia, in Europa e nel Mondo, i produttori di piastrelle di ceramica, laterizi, refrattari, sanitari, stoviglie e ceramica tecnica.
Nel distretto la produzione ceramica ha avuto avvio fin dal 1700 e, favorita da una combinazione di fattori positivi (presenza di materie prime, disponibilità di acqua, cultura artigianale, capitali dall'agricoltura, e sistema di infrastrutture) si è sviluppato fino ai giorni nostri. Nel corso degli anni, anche grazie alla presenza sul territorio dei fornitori di tecnologia ceramica e di ACIMAC, l’Associazione dei Costruttori Italiani di Macchine e Attrezzature per Ceramica, le innovazioni tecnologiche hanno permesso alle industrie ceramiche un incremento ed efficientamento dei processi produttivi.


Confindustria Ceramica ha promosso e promuove iniziative per favorire la crescita e il progresso delle industrie ceramiche. Le fattive attività di collaborazione con le AUSL e le Associazioni delle imprese e le Organizzazioni Sindacali, adottate dal Settore ceramico già da parecchi anni, così come la collaborazione con Enti di ricerca e con le aziende associate ha portato alla pubblicazione di studi e di Linee Guida che hanno consentito di migliorare la sostenibilità del processo produttivo e del prodotto ceramico garantendo, al contempo, la tutela della salute e sicurezza dei propri lavoratori.


Già a partire dal 2016 l’Associazione ha sostenuto e promosso l’elaborazione dell’Environmental Product Declaration (EPD) settoriale per certificare ed esprimere le performance ambientali della Ceramica Italiana. Nel corso del 2024 L’EPD settoriale, basata su uno studio LCA (analisi dell’intero ciclo di vita) che ha preso a riferimento i dati ambientali di 87 siti produttivi di aziende (associate a Confindustria Ceramica) che rappresentano oltre l’82% della produzione italiana, è stata aggiornata.


All’inizio del 2025 Confindustria Ceramica ha, inoltre, lanciato la nuova campagna di “Ceramic of Italy” che ruota intorno al concetto di responsabilità: un valore che da anni contraddistingue i produttori italiani di ceramica con azioni mirate alla riduzione dell’impatto ambientale, ad un ciclo produttivo sostenibile, ed alla tutela della sicurezza e del benessere dei dipendenti.
Non da ultimo è importante sottolineare anche il contributo apportato da Ceramicolor, l'Associazione Nazionale Colorifici Ceramici e Produttori di Ossidi Metallici, alla quale aderiscono imprese italiane e multinazionali produttrici di fritte, smalti, coloranti e ausiliari per ceramica, pigmenti inorganici ed ossidi metallici.
La presenza nel distretto di realtà industriali a servizio della ceramica ha contribuito alla crescita e allo sviluppo del distretto e all’efficientamento del processo produttivo con benefici sociali, economici e ambientali a vantaggio anche della collettività.

2) In che modo la Simbiosi industriale impatta sul ciclo produttivo della ceramica?


Nel corso degli anni una visione strategica aziendale, favorita anche da Confindustria Ceramica e dalla presenza nel distretto ceramico dell’Associazione dei Costruttori Italiani di Macchine e Attrezzature per Ceramica e dalla collaborazione con l'Associazione Nazionale dei Colorifici Ceramici e dei Produttori di Ossidi Metallici ha permesso una gestione attenta e ottimizzata del processo produttivo.
Il settore delle piastrelle ceramiche rinveste mediamente l’ 8 ÷ 10 % del fatturato in ricerca e sviluppo riflettendo la forte propensione all'innovazione. Gli investimenti si concentrano soprattutto su sostenibilità e automazione per ridurre l'impatto ambientale e migliorare l'efficienza produttiva.


Già da parecchi anni le aziende ceramiche hanno adottato logiche tipiche dei sistemi a “ciclo chiuso” e dell’economia circolare favorendo il recupero e riutilizzo degli scarti/rifiuti e dei sottoprodotti. In quest’ottica vanno il recupero e riutilizzo delle acque di processo e dei fanghi ceramici, dei fumi caldi generati nei forni per la cottura del prodotto, delle piastrelle “crude” (semilavorato in attesa di cottura) e “cotte” e delle polveri generate nelle operazioni di taglio, squadratura e rettifica del prodotto ceramico; prodotti che sono recuperati internamente o venduti ad aziende del distretto per essere riinseriti nei propri processi produttivi.


Inoltre, nelle aziende ceramiche a “ciclo completo” viene prodotto il cosiddetto “atomizzato” (una polvere fine ideale per la pressatura e la formatura delle piastrelle) che è utilizzato internamente e/o distribuita/venduto ad altre aziende a “ciclo parziale” ove la produzione parte dalla fase di pressatura dell’atomizzato.


Il processo produttivo delle piastrelle in gres porcellanato si mantiene pressoché uniforme in tutte le 122 realtà produttive rappresentate da Confindustria Ceramica (l’85,46% della produzione di piastrelle ceramica è concentrata nelle provincie di Modena e Reggio Emilia ed oltre in 94% nella Regione Emilia-Romagna - dati aggiornati al 2024) che danno impiego ad oltre 18.000 lavoratori diretti.
Nel distretto ceramico la Simbiosi Industriale è una strategia, applicata già da parecchi anni, che ha visto coinvolti i produttori ceramici, i fornitori della tecnologia e i fornitori delle materie prime e le rispettive Associazioni di categoria che ha consentito la valorizzazione del prodotto ceramico creando un'economia circolare e più competitiva.


3) Secondo Lei, quanto è necessario sostenere le logiche di Simbiosi Industriale nei sistemi produttivi? Ha un futuro la Simbiosi Industriale per l’economia locale? Da qui a tre anni, come valuta l’andamento della gestione dei sottoprodotti, potrà incrementare o registrare un rallentamento? Quali ulteriori ambiti di applicazione della Simbiosi Industriale potrebbero essere esplorati (ad es. recupero degli inerti dalle costruzioni per rigenerarli e/o reinserirli nei sistemi di produzione…)


Le iniziative individuate dall’Unione Europea all’interno del Green Deal richiedono una crescente attenzione e una strategia aziendale sempre più orientata verso l’economia circolare. Nel corso degli anni la ceramica italiana ha fatto importanti passi in avanti per ottimizzare ed efficientare il processo produttivo. Nel prossimo futuro le esigenze di contenere gli sprechi valorizzando i sottoprodotti, provenienti anche da altri settori, saranno una sfida che riguarderà tutto il contesto produttivo europeo.


Ai risultati ad oggi raggiunti hanno contribuito anche le politiche di sviluppo sostenibile individuate dalla Regione Emilia-Romagna che, fin dal 2015 con la Legge Regionale n. 16, ha individuato obiettivi per la riduzione dei rifiuti promuovendo l’attivazione di un coordinamento per definire, per talune tipologie di settori, le tipologie di sottoprodotti generate nel processo produttivo. In quello ceramico sono state determinate quattro tipologie di sottoprodotti: polveri e impasti da ceramica cruda, polveri da ceramica cotta, formati (integri o frammenti) ceramici crudi e formati (integri o frammenti) ceramici cotti; ciò ha contribuito a raggiungere un recupero di circa 25.000 tonnellate dei sottoprodotti individuati per il settore ogni anno. Nel processo ceramico sono inoltre già recuperati, con volumi ancora limitati, materiali provenienti dalle campane per la raccolta differenziata del vetro e, un’azienda in particolare, sta recuperando materiali cotti provenienti dall’industria dei sanitari dal distretto di Civita Castellana.

In questo senso la ceramica italiana già guarda al futuro. Attraverso le attività di ricerca svolte dal Centro Ceramico (Centro di Ricerca e Sperimentazione per l’Industria Ceramica fondato nel 1976 e gestito da un Consorzio Universitario i cui partner sono L’Università di Bologna, Confindustria Ceramica e l’Associazione Nazionale Cooperative di Produzione di Lavoro e Servizi) sono in corso progetti di ricerca regionali, nazionali ed europei per studiare nuove composizioni e nuovi impasti per i prodotti ceramici; obiettivo è valutare la possibilità di integrare fra le materie prime ceramiche una quota sempre crescente di materiali di riciclo.


Recenti studi svolti in collaborazione con UNIMORE e UNIBO, e promossi da Confindustria Ceramica, hanno evidenziato la versatilità del prodotto ceramico che si presta all’utilizzo di un’ampia gamma di materie prime; durante la cottura (superiore a 1200° C) i minerali impiegati fondono permettendo il consolidamento del materiale e la formazione di una struttura solida. Sono tuttavia necessarie ulteriori verifiche e studi per valutare e comprendere le proprietà e le caratteristiche fisiche, chimiche e meccaniche dei nuovi impasti e valutare il rispetto delle normative di prodotto oltre all’eventuale realizzabilità su larga scala a livello industriale.


4) Secondo Lei, quali possono essere le principali barriere e quali le opportunità per l’ulteriore sviluppo della IS nel settore? Cosa occorre fare per sfruttare le opportunità? Cosa per superare le barriere?


Seppur sempre più attuale il tema della Simbiosi Industriale non è ancora entrato completamente nelle logiche di gestione aziendali; in alcune grandi realtà e in alcuni distretti le esigenze produttive hanno favorito lo sviluppo di sinergie e scambi di risorse fra imprese.
La mancanza di consapevolezza dell’argomento, la scarsa conoscenza reciproca delle esigenze di altre realtà produttive, comprese le paure di dover modificare e stravolgere i propri processi produttivi per favorire lo scambio di “scarti“ (risorse) fra imprese, rappresentano barriere allo sviluppo della Simbiosi Industriale. A queste si aggiungono le complessità burocratiche legate al necessario coinvolgimento di molteplici attori (aziende, enti pubblici, università) che richiedono tempi, rispetto di procedure e normative preesistenti, non sempre compatibili con le esigenze produttive.


Le opportunità che possono derivare dalla Simbiosi Industriale includono, in prima battuta, la possibilità di ottenere “ricavi” dalla valorizzazione degli scarti prodotti con una riduzione dei costi di smaltimento dei rifiuti generati. Una riorganizzazione del processo produttivo può inoltre portare ad un miglioramento ed efficientamento delle risorse impiegate con conseguenti impatti positivi in termini di competitività aziendale e benefici ambientali a vantaggio della collettività. Non sono infine da sottovalutare le positive ricadute verso l’esterno; l’impegno aziendale verso pratiche sostenibili può portare ad un miglioramento della visione dell’azienda all’esterno rafforzando la propria immagine sul mercato, aumentando la fiducia dei clienti, dei fornitori e degli stakeholder e facilitando l'accesso a nuovi mercati e clienti.


Per sfruttare al meglio le opportunità offerta dalla Simbiosi Industriale è fondamentale promuovere una visione consapevole della gestione aziendale; è inoltre, tuttavia, necessario favorire e implementare reti di incontro, anche virtuali, tra aziende che incoraggino la “domanda e l’offerta” dei prodotti di “scarto” richiesti/offerti.


È inoltre necessario sviluppare un insieme strutturato di regole chiare e precise che definiscano le prassi da seguire per uno scambio consapevole e per l’applicazione pratica degli obiettivi della Simbiosi Industriale.
È anche indispensabile superare, semplificandoli, gli ostacoli normativi e burocratici, individuare fonti di sostentamento alle imprese nelle prime fasi di implementazione, così come promuovere la formazione e la sensibilizzazione in materia favorendo un cambio culturale che veda il recupero come un investimento e non come una spesa.


Nel settore ceramico le necessità intrinseche di limitare i consumi e gli sprechi (energia, gas, acqua, materie prime) per garantire la competitività del prodotto hanno favorito l’adozione, già da parecchi anni, delle logiche tipiche della Simbiosi Industriale creando un'economia circolare e più competitiva con benefici sociali, economici e ambientali anche a vantaggio della collettività.


5) Può descriverci un caso esemplare di applicazione della IS nel settore della ceramica, che ha generato un miglioramento aziendale, una collaborazione tra aziende, e un impatto sull’economia locale?


Il Distretto Ceramico rappresenta un esempio concreto di come la Simbiosi Industriale possa trasformare il concetto di "rifiuto" in una risorsa, promuovendo la sostenibilità e creando un'economia locale più efficiente e competitiva.
Nel Distretto ceramico le aziende hanno avviato sistemi di recupero e valorizzazione degli scarti di produzione e delle acque di processo, generando un circolo virtuoso che consente di ridurre i costi, creare nuove opportunità di business, promuovere la sostenibilità e rafforzare l'economia locale attraverso la condivisione di risorse e la creazione di una filiera più efficiente.


Gli sfridi e gli scarti di prodotto “crudo” o “cotto” generati dalle aziende ceramiche invece di essere smaltiti come rifiuti sono recuperati all’interno delle aziende ceramiche del distretto (nel 2024 l’11,2% del fabbisogno di materie prime è stato coperto con l’utilizzo di materiale riciclato). Le acque di processo sono recuperate e riciclate attraverso sistemi di depurazione e ri-immesse nel ciclo produttivo senza essere scaricate in rete (nel 2024 il 48% del fabbisogno idrico è stato coperto da acque reflue). Alcuni sottoprodotti solidi, come i fanghi di filtrazione, vengono recuperati e utilizzati come materie prime seconde in altri contesti produttivi ceramici o di altre industrie.
La simbiosi ha, inoltre, creato opportunità di business per le aziende che si sono specializzate nel recupero, trattamento e rivendita di questi sottoprodotti contribuendo alla crescita economica del territorio. La riduzione dei rifiuti e l'uso efficiente delle risorse hanno contribuito a rendere il Distretto più sostenibile, migliorando la sua reputazione e attrattività.


Un’estensione del concetto di Simbiosi Industriale, non meno importante della precedente, è rappresentata dal modello collaborativo che si è sviluppato nel Distretto da oltre 20 anni; la prassi consolidata di condividere Protocolli di Intesa fra Confindustria Ceramica, la Regione Emilia-Romagna, ACIMAC e le Organizzazioni Sindacali ha permesso l’implementazione di strategie di prevenzione per contenere e contrastare il fenomeno infortunistico nel settore e garantire un’applicazione pratica della normativa in materia e un equilibrio fra tutela della salute e sicurezza e competitività aziendale.